Mi chiamo STEFANIA CATALANO e sono nata a Torino, dove vivo e lavoro.
Sono una storica dell’arte e guida turistica autorizzata di Torino.

LA MIA FORMAZIONE
Dopo la laurea di primo livello in Scienze dei beni culturali, mi sono specializzata con lode al corso di laurea magistrale in Storia del patrimonio archeologico e storico-artistico, con una tesi in Storia e tecnica del restauro.
Durante il mio percorso formativo ho svolto attività di schedatura e ricerche in materia di conservazione e restauro. Alcuni miei lavori sono stati recentemente pubblicati.

IL MIO LAVORO
L’interesse per le materie umanistiche e l’amore per la mia città mi hanno portato a scegliere dopo la laurea la professione di guida turistica. Ho conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di guida nel 2010 e da allora progetto e conduco visite in musei e mostre temporanee e itinerari a Torino e in Piemonte per singoli e gruppi di adulti, oltre che attività didattiche per studenti di ogni ordine e grado.
Collaboro con importanti musei, tour operator e società che si occupano di turismo nel territorio piemontese.
Mi dedico a questo lavoro con grande passione e professionalità, aggiornandomi continuamente e approfondendo sempre nuovi argomenti per proporre percorsi inediti e mai banali.

Il bello del mio lavoro è riuscire a osservare la mia città e raccontare le sue storie ogni giorno con lo stesso entusiasmo della prima volta e poter coinvolgere i miei ospiti nell’esperienza della visita, intesa come occasione di scoperta e di arricchimento interiore.

Curriculum vitae
S. CATALANO, Il ciclo frammentario di Bernardino Lanino nella cappella della Madonna di Pompei in San Francesco di Vercelli: la storia, i restauri e un’ipotesi di ricostruzione, estratto dal “Bollettino Storico Vercellese” 81, Anno 2013 n. 2
 S. CATALANO, Gli Steffanoni ‘trasponitori’ di dipinti: un caso di studio al Museo Borgogna di Vercelli, in “Storia della tutela e del restauro in Piemonte. Esperienze sul territorio tra Otto e Novecento”, a cura di M. B. Failla, Il Prato 2015, pp. 81-97